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Legna secca

La legna secca in natura è effetto di un ambiente severo che influenza le forme di un albero, nel tronco e nei rami. Un forte vento, il terreno povero di sostanze nutritive possono causare la perdita anche di un ramo importante e, quando ciò accade, anche la fascia di tronco sottostante tende a seccare. Dopo una prima azione dei funghi presenti nell’ambiente, che provocano la marcescenza dei tessuti più morbidi, il legno, ovvero la parte strutturale più dura dell’albero, rimane parte della sua forma, trasformandosi in una pagina di storia, la storia del vissuto di quell’albero.
L’effetto esaltante ed allo stesso tempo drammatico della legna secca può essere riprodotto sul bonsai, per accentuare la forma rappresentativa di un ambiente naturale ostile.

Lavorazione della legna secca

L’interazione nel tempo tra la legna morta e gli agenti atmosferici, in altri termini la mano della natura, è opera impossibile da imitare. Per questo il lavoro di rifinitura della legna secca che si opera sul bonsai non può essere considerato tecnica scultorea, che mira a creare qualcosa dal nulla, secondo la sensibilità creativa dell’artista. Il bonsai è un essere vivente ed il suo autore non può imporre sulla sua forma il suo libero arbitrio. La rifinitura della legna secca deve quindi gradualmente scoprire la bellezza più profonda del carattere dell’albero, senza metterne a rischio le condizioni di salute.
Quando si valuta la presenza di legna secca nel disegno pensato per il proprio albero conviene tuttavia accertarsi che le sue caratteristiche siano adatte alla creazione di legna secca: un jin non conferisce alcun senso di naturalezza al bonsai se mancano nell’albero quei particolari che spiegano come e perché si sia formato (se un ramo si rompe, ad esempio, è facile che cadendo danneggi i rami inferiori; se un ramo cresce dove la luce non penetra in modo ottimale regredirà nel tempo fino a morire ecc.).
La lavorazione della legna secca è una tecnica particolarmente sofisticata che necessita di grande esperienza e abilità manuale, per evitare di compromettere la salute dell’albero; è perciò adatta ai bonsaisti più esperti. Condizione indispensabile è una buona conoscenza della fisiologia delle piante e la capacità di creare un effetto naturale.
Gli interventi sulla legna secca richiedono l’ausilio di attrezzi, come le pinze, i tronchesi, i coltelli e gli scalpelli, specificatamente disegnati.

Jin, shari e sabamiki

Jin: quando la parte secca è un moncone di ramo o sezione di ramo.
Si trova soprattutto sulle conifere, poiché il loro habitat naturale è costituito da zone impervie e montane o costiere, dove i fattori climatici avversi causano la perdita di rami o sezioni di ramo.
I jin, purché di effetto naturale e ben proporzionati al tronco, suggeriscono l'ambiente rappresentato dall'albero e sono un buon sistema di rifinitura dei monconi di grossi rami eliminati nel corso della formazione del disegno.

Shari: quando il disseccamento coinvolge una parte o una striscia del tronco.
In natura è l'effetto causato sul tronco da una frana o da un fulmine. Si trova essenzialmente sulle conifere o sui vecchi esemplari di Albicocco giapponese (Prunus mume), per la durezza del legno e la buona resistenza alla marcescenza. Si realizza quando un albero ha perso diversi rami su di uno stesso lato del tronco, proprio per suggerire l'effetto di un evento drammatico nella sua storia. In questo caso si abbia cura di non scortecciare la parte che affonda nel terriccio per non provocare marciumi al colletto.

Sabamiki: quando il tronco è scavato in parte o spaccato.
Anche in questo caso può essere l'effetto di un fulmine o di un grave incidente che abbia provocato la marcescenza del legno interno del tronco. Si trova essenzialmente sulle conifere o sui vecchi esemplari di Albicocco giapponese (Prunus mume), per la durezza del legno e la buona resistenza alla marcescenza. Si realizza per dissimulare la perdita o l’eliminazione di un ramo molto grosso la cui cicatrice rimarrebbe sgradevolmente evidente.

Quando intervenire

In concomitanza alla potatura strutturale, che può implicare anche l’eliminazione di rami importanti. Nel caso delle conifere durante l’inverno (circa ottobre-marzo), evitando il periodo più rigido.
Per il Prunus mume si interviene dopo la fioritura, sempre in concomitanza con la potatura strutturale.

Le specie adatte

Ci sono specie delle quali si ammirano spettacolari formazioni di legna secca naturale nel loro ambiente di crescita. Sono in particolare le specie il cui legno è duro e robusto, tanto da non essere consumato dal marciume e dagli agenti atmosferici nel corso del tempo. Solo così la parte più morbida si deteriora lasciando le vene più dure a divenire caratteristica permanente della forma dell’albero, per raccontarne la lotta per la sopravvivenza in un ambiente ostile e severo.
Sono i Ginepri, i Tassi, gli Albicocchi giapponesi e, tra le specie autoctone, i Castagni, le Querce e gli Olivi.

Conservazione della legna secca

Dall’autunno seguente, e poi una volta all’anno in concomitanza con l’intervento autunnale di potatura e preparazione dell’albero per l’inverno (pulizia della base del tronco, sistemazione dello strato di terra superficiale togliendo i resti del concime ed eventualmente ripristinando lo strato di protezione, pulizia del vaso) si opererà anche la pulizia e la protezione della legna secca.
Dopo aver spazzolato accuratamente le zone secche per rimuovere muschio e alghe dalla superficie si applicherà liquido jin (solfato di calcio ad azione fungicida) che aiuta una sana conservazione nel tempo.
Il liquido jin, usato puro, produce un effetto sbiancante sul legno. Autori diversi adottano aggiunte diverse per modificare l’effetto visivo della legna secca: una piccola quantità di vernice bianca accentua il bianco della legna secca, una piccola quantità di inchiostro di china lascia un effetto più naturale.

I segreti del maestro

La legna secca può essere mantenuta nel tempo solo su specie con legno duro e resistente alla marcescenza.
Jin, shari e sabamiki rappresentano alberi di ambienti naturali ostili, sottoposti a condizioni climatiche severe; non possono quindi essere alberi rigogliosi e modellati nelle forme comuni agli alberi di pianura.
La legna secca può essere intensamente evocativa e accentuare il fascino dell'albero se il suo aspetto è naturale. Inutile nascondere un difetto con una lavorazione di legna secca artificiosa o mal fatta.
I jin devono essere proporzionati alle dimensioni del tronco.
Il bonsai è simbolo della straordinaria capacità di adattamento degli alberi in natura: nel disegno del bonsai dovrebbe quindi risaltare la parte viva e non la zona morta.
Per evitare che la legna secca venga attaccata da funghi e per mantenerla nel tempo va applicato l’apposito liquido jin.

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